Palestinesi sono i tuoi occhi

15 OTTOBRE 2026 – ORE 21
PALESTINESI SONO I TUOI OCCHI
READING TEATRALE GLOBALE
Artorise APS aderisce alla Open Call globale di Anqa per la realizzazione di un’opera di teatro diffuso: sei racconti scritti da quattro giovani autori di Gaza prenderanno vita ovunque nel mondo.
INTERPRETI
ragazzi della compagnia amatoriale I Fuori Copione progetto sociale TIC – Teatro Impatto Comunità
REGIA
Nicola Soldani
AUDIO e LUCI
Manfredi Ponente
Autori
Ibrahim Alhelou — Il pedone, Poesia Madre
Dalal Elswerky — Sotto un cielo verde oliva,
Un pilastro nel cemento
Fatma Yousef — Prima Lezione
Ala’a Sbaih — Anqa
[Supervisione Simon Gusman]
Chi è Anqa
Anqa è un collettivo teatrale nato su impulso di Progetto REC. È composta da autori e artisti di Gaza e italiani che, attraverso il teatro e la scrittura, trasformano la propria esperienza in una testimonianza diretta, umana e senza filtri. Anqa in arabo significa fenice.
Perché il 15 ottobre?
La scelta del 15 ottobre non è casuale: in questo stesso giorno, nel 2023, il giovane interprete della Compagnia Anqa, Abraham Saidam, perdeva la vita sotto le bombe a Gaza. Con la sua morte, si spezzava il sogno di un ragazzo che desiderava dedicare la sua vita all’arte. Oggi, i suoi compagni trasformano quel dolore in una rinnovata speranza: affidando alla scrittura le loro esperienze, onorano la memoria di Abraham e continuano la missione che lui non ha potuto compiere.
Una testimonianza collettiva
Partecipare a “Palestinesi sono i tuoi occhi”, come artisti o come spettatori, significa prendere parte a un’azione di testimonianza civile. Non si tratta solo di un reading teatrale, ma di un tassello di una memoria collettiva: tutte le repliche in programma saranno filmate per confluire in un grande documentario collettivo che racconterà questa straordinaria mobilitazione globale.
«Quando le bombe cercano di radere al suolo l’identità e la memoria di un popolo, la nostra risposta deve essere senza ambiguità», spiega Simon Gusman, coordinatore del progetto. «Purtroppo non possiamo fermare le armi, ma possiamo offrire ai teatri e agli artisti l’opportunità di diventare presidi di umanità. Aderire a questo progetto significa trasformare il vuoto incolmabile lasciato da Abraham in un’azione vitale: fare del palcoscenico uno strumento di pura resistenza culturale e artistica, dando voce e respiro a chi viene quotidianamente soffocato dal silenzio».
Il mondo si prepara a risuonare all’unisono: per rompere il silenzio, per dare voce a chi vive sotto assedio e per far sì che la parola diventi un seme di speranza.